ALMED RACCONTA

ALMED X Sanremo 2026

Progetto senza titolo - 13

Cosa significa essere professionisti della musica e dei media oggi, in un'industria che corre alla velocità degli algoritmi? È la domanda che ha guidato "Tenere il tempo. Formare professionisti della comunicazione, dei media e della musica oggi", l'incontro organizzato da ALMED venerdì 27 febbraio a Sanremo in occasione della 76° edizione del Festival della canzone italiana, in collaborazione con l'Alta Scuola "Federico Stella" sulla Giustizia Penale (ASGP). Tenere il tempo non è solo una metafora: è una competenza professionale. Significa saper leggere i cambiamenti, anticipare i linguaggi, tradurre la creatività in valore culturale ed economico.

 

A moderare la conversazione, Francesca Maria Cortese, Responsabile Comunicazione ALMED e Coordinatrice didattica del Master in Comunicazione musicale, insieme a Luca Monti, Program Manager del Master in Eventi e Comunicazione per la Cultura. Ospiti d'eccezione: Claudio Buja, Presidente Universal Music Publishing, Dario Giovannini, Managing Director di Carosello Records e Alessandro Volanti, Direttore commerciale e marketing di Radio Italia.

 

Il filo conduttore? La passione, declinata in tutte le sue forme. Volanti ha ricordato come non sia possibile costruire un progetto solido senza la capacità di comunicare a target diversi, ma ha anche insistito su qualcosa di più semplice e fondamentale: «Se non hai passione in ciò che fai, non potrai farlo bene». Buja ha aggiunto che questa passione va coltivata insieme, però, a una conoscenza sempre più approfondita del mondo digitale: comprendere la realtà del virtuale, ha spiegato, non è accessorio, è essenziale.

 

Con Giovannini il ragionamento si è spinto più in là, mettendo in discussione il dominio degli algoritmi. Non bisogna inseguire il mercato, ha sostenuto, ma cercare quegli spazi in cui i progetti possono crescere con autenticità. Gli esempi che ha citato — Tommaso Paradiso, Coez — raccontano di artisti che non si sono adeguati subito alle logiche commerciali, che hanno aspettato, costruito, resistito, esplodendo "solamente" dopo i trent'anni. Una lezione di pazienza e coerenza, in un'epoca che sembra non averne.

 

L'incontro è stato solo uno dei momenti di un'esperienza formativa più ampia che ALMED ha costruito attorno al Festival. Gli studenti dei Master in Comunicazione musicaleFare Radio e della Scuola di Giornalismo hanno vissuto un'immersione totale nell'ecosistema della comunicazione musicale: dalle postazioni delle principali emittenti radiofoniche nazionali — dove hanno potuto osservare da vicino il lavoro di conduttori e producer — alla sala stampa, cuore pulsante dell'informazione festivaliera. E poi incontri con speaker radiofonici, programmatori musicali, addetti stampa, pr di artisti, discografici, giornalisti e producer. Il Festival, visto dall'interno, smette di essere solo uno spettacolo e diventa una macchina complessa da capire, da smontare, da imparare a gestire.

 

Gli studenti hanno sperimentato in prima persona il ritmo serrato delle dirette radiofoniche, il processo di creazione e diffusione delle news, la gestione dei social media durante un grande evento — un'opportunità unica per toccare con mano il proprio futuro professionale. Non solo competenze tecniche, ma quella visione d'insieme che è fondamentale per operare con successo nell'industria musicale contemporanea.

 

Tenere il tempo, dunque, non significa correre più degli altri. Significa sapere chi si è, formarsi con curiosità, e costruire un progetto che abbia senso — prima ancora che successo. È questa la visione che ALMED ha portato a Sanremo: un ponte concreto tra formazione e mondo del lavoro, nella certezza che la crescita più autentica si costruisce proprio dove l'industria prende forma.