ALMED RACCONTA

Incontro da Festival con Alberto Barbera

Progetto senza titolo - 14

Dive e divi in abito da sera che incedono sul tappeto rosso, fotografi e fan accalcati nel tentativo di strappare un autografo o un selfie. Le immagini che i media ci restituiscono dei festival di cinema si limitano il più delle volte a questi aspetti, certamente importanti, ma che non restituiscono la complessità e rilevanza che i festival di cinema hanno assunto oggi. Dietro ogni proiezione, ogni tappeto rosso, ogni Leone o Palma d'Oro, c'è infatti una macchina organizzativa articolata che pochi conoscono davvero, fatta di trattative, diplomazia, investimenti e visioni che si scontrano. È per raccontare questa complessità che il Master in Management dell’Immagine, del Cinema e dell’Audiovisivo e ALMED hanno dato vita a Incontri da Festival, un ciclo di quattro appuntamenti con i direttori artistici dei più importanti festival cinematografici, inaugurato giovedì 26 febbraio con Alberto Barbera, Direttore artistico della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

 

L'incontro, introdotto dalla professoressa Mariagrazia Fanchi, Direttrice di ALMED, e coordinato da Andrea Chimento, Direttore didattico del Master in Management dell’Immagine, del Cinema e dell’Audiovisivo e Direttore Responsabile di LongTake, e Gian Luca Pisacane, Giornalista professionista e critico cinematografico, ha offerto uno sguardo raro sull'altra faccia del festival: non quella visibile, da copertina, ma quella nascosta, fatta di un anno intero di lavoro: «Quando si fa riferimento al Festival del Cinema di Venezia tutti pensano al glamour, al tappeto rosso, ai migliori attori del mondo. Dietro tutto questo però c'è una complessa macchina organizzativa, frutto del lavoro di un anno che viene messo duramente alla prova negli undici giorni di durata del Festival, dove si spera che tutto fili liscio», ha affermato Barbera.

 

Barbera ha ripercorso le tappe della sua carriera a partire da un'origine del tutto personale: «Il cinema prima di tutto è fatto di emozioni, l'ho capito sin da piccolo, quando a quattro anni ogni domenica frequentavo il cinema parrocchiale del mio paesino e mi innamorai di questo mondo». Da quella sala parrocchiale alla direzione del festival più antico del mondo, il filo conduttore non è mai cambiato. A cambiare, invece, è stato tutto il resto. Al suo primo mandato da Direttore artistico, nel 1999, le candidature per la selezione dei film erano 900. L'anno scorso hanno superato quota 4.250: un numero che racconta l'esplosione del cinema globale, ma anche la sfida crescente di distinguere la qualità dalla quantità. Per farlo, Barbera ha costruito nel tempo una rete internazionale di esperti e collaboratori fidati, capaci di coprire cinematografie e culture lontane, svolgendo un fondamentale lavoro di preselezione.

 

Ma la selezione dei film è solo una delle sfide con cui si misura un direttore artistico. Comporre le giurie e costruire il calendario delle proiezioni richiedono, se possibile, ancora più pazienza e diplomazia. «Collocare 70-80 film in undici giorni è molto difficile. Le trattative con gli studios sono costanti: tutti preferirebbero veder proiettata la propria produzione sabato alle 19, e il mio compito è spiegare loro che non è possibile. Ci possono essere malumori, ma alla fine col dialogo si risolvono e riusciamo a portare a casa il lavoro». Sotto la sua direzione a Venezia sono passati titoli destinati a diventare classici: da Eyes Wide Shut di Kubrick a Joker di Todd Phillips, da La La Land di Chazelle fino alle produzioni più recenti.

 

Nella parte conclusiva dell'incontro, Barbera si è soffermato su un tema che attraversa tutto il settore: il ruolo dei festival nell'ecosistema cinematografico contemporaneo. Non solo quelli grandi, con le loro decine di milioni di investimenti e la loro capacità di impatto culturale ed economico internazionale, ma anche — e forse soprattutto — quelli locali, radicati nei territori, capaci di «mantenere vivo l'interesse per il cinema, la sua essenza» in un'epoca in cui le piattaforme di streaming hanno ridisegnato il modo in cui le persone si rapportano alle immagini. Il festival, ha lasciato intendere Barbera, non è solo un evento: è un atto di resistenza culturale.

 

Il ciclo Incontri da Festival proseguirà con altri tre appuntamenti: il 19 marzo con Paola Malanga, Direttrice artistica della Festa del Cinema di Roma, il 23 aprile con Tiziana Rocca, Direttrice artistica del Taormina Film Festiva e il 7 maggio con Giona Nazzaro, Direttore artistico del Locarno Film Festival. Quattro voci, quattro storie, un'unica domanda di fondo: cosa significa oggi dirigere un festival, e perché vale ancora la pena farlo.