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ALMED RACCONTA

Parole a Scuola: tra media, relazioni e pensiero critico

Progetto senza titolo - 6

Sabato 24 ottobre l’Università Cattolica di Milano ha ospitato la quarta edizione di Parole a Scuola, la giornata di formazione gratuita promossa da Parole O_Stili, Università Cattolica e Istituto Giuseppe Toniolo, che ha riunito insegnanti, educatori e genitori da tutta Italia.

 

Il titolo della giornata era «Guardo, ascolto, parlo. Il futuro del dialogo attraversa le generazioni». In questo quadro, alcuni panel hanno visto protagonisti docenti e ricercatori di ALMED, chiamati a offrire a chi educa strumenti per leggere il presente con sguardo critico. 

 

Il primo ha affrontato un tema difficile: come si racconta e si spiega la guerra a una generazione che si informa con video brevi ed emotivi. Marco Lombardi, Direttore del Master in Giornalismo di ALMED e Professore ordinario di Università Cattolica, ha ricordato come la narrazione della violenza si sia diffusa e normalizzata negli ultimi trent’anni, invitando però a non demonizzare le tecnologie e a riconoscere che anche l’accademia fatica a elaborare teorie all’altezza della velocità del cambiamento. I giovani vivono una dimensione on-life, sempre connessa, in cui un like si dà in pochi secondi e risponde più a un’appartenenza che al contenuto del messaggio; senza più intermediazione, anche i percorsi di radicalizzazione possono compiersi in pochi mesi anziché in anni. Agli insegnanti è arrivato l’invito a non lasciarsi intrappolare dalla logica dell’emergenza e a credere nel cambiamento di lungo periodo, a partire dalla media literacy come parte dell’educazione civica, dal pensiero critico e dalla responsabilità dei media rispetto agli effetti della comunicazione.

 

Un approccio diverso è emerso dal panel dedicato al teatro. Roberta Carpani, Docente di storia del teatro e Direttrice del CIT – Centro di Cultura e Iniziativa Teatrale “Mario Apollonio”, ha raccontato Circo Minimo, progetto sostenuto dal Ministero della Cultura da quindici anni, che porta tecniche circensi, di teatro di strada e di narrazione in contesti di fragilità, dal carcere alle comunità di anziani. Le arti performative, ha spiegato, non sviluppano soltanto soft skills, ma la persona nel suo insieme: la voce, il corpo, il contatto visivo, la gestione dello spazio. Da qui l’idea di un teatro che esca dalla scuola per diventare teatro di comunità, capace di sciogliere dinamiche come il bullismo e di restituire fiducia a chi in aula non si sente valorizzato.

 

Il terzo panel ha posto al centro il rapporto tra giovani, famiglie e piattaforme social. Tra i contributi, quello di Elisabetta Locatelli, Ricercatrice di Sociologia dei processi culturali e comunicativi di Università Cattolica, che ha portato esercizi svolti con studenti: leggere gli stereotipi nelle rappresentazioni del corpo nella pubblicità e sui social e osservare come i contenuti proposti cambino in base alle proprie azioni, per comprendere il funzionamento degli algoritmi, la logica del controllo e il racconto di sé online. È stata affrontata anche la tutela dei minori: la presenza dei bambini nei contenuti pubblicati dagli adulti, il consenso sulle immagini e il dibattito sui limiti di età ai social. Ne è emersa la necessità di non affidarsi soltanto a divieti e sanzioni, ma di costruire alleanze e riferimenti condivisi, lavorando sulla gradualità e sull’educazione all’uso, anche a scuola.

 

Infine, all’educazione finanziaria e all’informazione consapevole è stato dedicato il panel che ha visto coinvolto l’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, nato dalla collaborazione tra Credem e ALMED. Sara Sampietro, Coordinatrice dell’Osservatorio, ha spiegato che un’informazione davvero utile dovrebbe essere contestuale, costruttiva, connettiva, curativa e contributiva, proponendo esempi da cui partire per esercitarsi con figli e studenti. Un decalogo di domande consentirebbe inoltre di valutare l’affidabilità dei fin-influencer: dichiara chi è e cita fonti verificabili? Segnala eventuali conflitti di interesse? Mostra anche rischi e incertezze? Ammette di non sapere? Punta a rendere autonomi o dipendenti dai suoi consigli?

 

Dalla guerra al teatro, dai social alla finanza, i contributi dei docenti ALMED hanno tutti un comun denominatore: educare richiede ascolto, strumenti critici e disponibilità a mettersi in dialogo con le nuove generazioni.