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25 anni del Master in Comunicazione Musicale: special guest Levante

Progetto senza titolo - 18

Un quarto di secolo di cambiamenti tecnologici, sociali ed economici raccontato attraverso le voci di chi il Master in Comunicazione Musicale lo ha animato, insegnato e vissuto da studente. È questo il filo conduttore dell'incontro che martedì 15 settembre, nella cornice dell’Aula Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha celebrato il 25° anniversario del Master.

 

Ad aprire i lavori è stata Chiara Giaccardi, Direttrice scientifica del Master, che ha proposto una chiave di lettura filosofica per inquadrare il senso di un percorso professionale nato attorno alla musica. Richiamando la definizione kantiana della musica come "linguaggio senza concetti", Giaccardi ha sottolineato come proprio questa caratteristica renda la musica un mezzo capace di raggiungere tutti, superando le barriere di significato che oggi rendono la comunicazione verbale spesso divisiva.

 

Gianni Sibilla, Direttore didattico del Master, ha ripercorso la nascita di un percorso che ha formato centinaia di persone, oggi attive in gran parte nella filiera della comunicazione musicale. Proprio a partire da questo patrimonio di relazioni è nata l'iniziativa presentata durante l'incontro: la community degli Alumni del Master, un gruppo Linkedin dedicato a tutti i professionisti che sono passati dal Master e pensato come uno spazio per condividere contenuti, opportunità professionali e aggiornamenti.

 

Il cuore del pomeriggio è stata la tavola rotonda moderata da Francesca Maria Cortese, Coordinatrice didattica del Master, che ha interrogato quattro alumni oggi protagonisti della filiera musicale: Marco Guasparri (Head of Management Artist First), Luca Di Cataldo (Tour & Production Manager), Alessio Radoccia (Head of Retail Marketing The Orchard) e Mariangela Roncioni (Product Manager Sony Music Italy).

 

Il confronto ha ricostruito, attraverso quattro percorsi diversi, la trasformazione di un intero settore. Di Cataldo ha raccontato un lavoro di tour management cambiato radicalmente dalla tecnologia. Radoccia ha ripercorso la transizione dall'epoca del CD e del download a quella dello streaming, sottolineando come il passaggio a Spotify abbia spostato il baricentro della promozione dall'album alla playlist e portato i dati al centro delle decisioni. Roncioni ha parlato del cambiamento nel rapporto tra artista e pubblico, sempre più diretto e meno mediato dalle strutture tradizionali dell'industria. Guasparri ha descritto il proprio lavoro di gestione della carriera artistica come un'attività a 360 gradi, che intreccia la componente creativa con quella imprenditoriale ed editoriale.

 

Al di là delle differenze di ruolo, è emerso un tratto comune: in un settore che cambia rapidamente, le competenze tecniche restano necessarie ma non sufficienti e a fare la differenza sono la gentilezza, l'ascolto e l'empatia, qualità che restano il fondamento di un lavoro fatto, prima ancora che di dati e strumenti, di persone.

 

Il pomeriggio si è chiuso con un talk che ha spostato il punto di vista dal lato dell'industria a quello dell'artista: Levante, in dialogo con Gianni Sibilla e Sara Beretta (Marketing Project Manager presso M.A.S.T/Believe) ha ripercorso la propria carriera, dagli esordi fino ai Festival di Sanremo. Levante ha raccontato il momento in cui ha capito che la musica sarebbe diventata il suo mestiere, e il rischio consapevole di lasciare un lavoro stabile senza certezze sul futuro. Beretta, dall’altro lato, ha raccontato la costruzione di un rapporto professionale che nel tempo è diventato anche un legame umano profondo, sottolineando come dietro un progetto artistico solido ci sia sempre un lavoro di squadra fatto di fiducia reciproca.

 

Il dialogo ha toccato anche i temi più critici del mestiere oggi: l'esposizione costante richiesta dai social media, la fatica di una presenza continua che non lascia pause, la difficoltà di trovare un pubblico affine al proprio linguaggio artistico. Levante ha descritto con franchezza la pressione di dover essere sempre presente e sempre all'altezza dell'immagine costruita online, ma anche la parte più bella del proprio lavoro: la possibilità di raccontare storie e di lasciare un segno, anche piccolo, nell'esperienza di chi ascolta.

 

Le professioni cambiano, gli strumenti evolvono, ma, come ricordato più volte nel corso della giornata, le relazioni tra le persone restano il vero filo che lega 25 anni di formazione al servizio della musica e di chi la fa vivere.