"/>

Bando Chefare al Master Progettare Cultura 2014

Presentazione

Bertram-Niessen_cheFare.JPG

Bertram Niessen, project manager del bando cheFare promosso da Doppiozero è stato ospite del master Progettare cultura per raccontare l’ideazione del bando e a quali esigenze risponda.

 

Oltre 600 i progetti presentati in risposta alla 2° edizione del bando: rispetto al primo anno non è cresciuto solamente il numero, ma anche la qualità dei lavori presentati.

In finale sono arrivati i lavori di 40 fra associazioni, comunità, gruppi, votati da 71 mila persone. Il coinvolgimento del proprio pubblico è stato quindi fondamentale per passare la selezione, ristretta infine ad una rosa di 9 prescelti.

Ha vinto Di casa in casa  un progetto per creare una rete di case di quartiere dove gestire esperienze e attività di cittadini, associazioni, operatori culturali.

Da questa sintesi emergono già due dati toccati da Niessen descrivendo l’esperienza di cheFare agli studenti del master Progettare cultura :

  • attenzione al pubblico al quale si rivolge l’idea proposta, e quindi l’effettiva risposta del progetto a un bisogno
  • l’utilizzo di strumenti digitali come moltiplicatori di relazioni sociali e coinvolgimento (l’attività sui social, oltre che di persona, è stata fondamentale per conquistare i voti, e la stessa votazione dei progetti avviene online)

Le motivazioni che hanno portato Doppiozero, associazione culturale no profit, a ideare un bando di questo tipo sono da ricercare nell’attenzione ai cambiamenti in atto nella società e nella volontà di una loro interpretazione.

Quali sono le nuove forme di produzione culturale in Italia? Le risposte a cheFare hanno prodotto una mappatura del fermento culturale, con particolare attenzione ai segnali provenienti da gruppi e associazioni capaci di intercettare bisogni locali non colti dalle industrie culturali e creative mainstream, che hanno in nuce possibili risposte a un modello operativo che nel nuovo contesto economico e sociale sembra essersi inceppato.

Questa cornice porta con sé anche delle domande fondamentali su quale sia il senso della cultura e, come ha ben evidenziato Niessen, aiuta a riflettere sul ruolo dei lavoratori della cultura contemporanea, una fetta importante di popolazione che, a fronte di una struttura economico-lavorativa cambiata, non vede ancora riconosciuti il proprio valore e i propri diritti.

Nonostante lo stanziamento di risorse da parte della Comunità europea alle industrie creative non sono ancora chiare le evidenze del ritorno economico sugli operatori del settore.

Cosa manca spesso a queste realtà? La consapevolezza di come gestire in maniera professionale la presentazione di una propria idea.

Innescare processi virtuosi in tal senso è sicuramente un obiettivo che cheFare ha centrato guidando gli operatori culturali, attraverso le richieste del bando, nella costruzione di un progetto nel quale sono evidenziate:

la sostenibilità economica nel tempo;

il coinvolgimento del pubblico (esistente e nuovo);

la capacità di comunicare in maniera aggiornata (non disdegnando i social).

Tutto ciò ha aiutato le associazioni a diventare consapevoli di ciò che spesso confina ottime idee a non crescere o non trovare finanziamenti adeguati.

Media partner sono stati Domenica de Il Sole 24 ore e Vita, ottime casse di risonanza in ambito culturale che hanno aiutato anche i progetti che non hanno vinto ad avere visibilità e trovare, in alcuni casi, dei finanziatori.

Alla domanda di una studentessa: “Quali sono gli errori che si riscontrano più spesso nei progetti presentati?”, Niessen ha indicato la mancanza di attenzione a elementi formali (le richieste di chi ha redatto il bando), il non prevedere in modo chiaro delle entrate, e a volte una certa naiveté nel gestire aspetti di comunicazione.

Tutti consigli preziosi per dei giovani che stanno cominciando la loro attività di progettazione culturale a partire dal progetto di medio periodo dedicato alla risposta al bando Transition (Transnational Networking for Social Innovation Incubation), una rete internazionale che ha l’obiettivo di sostenere lo scaling-up delle esperienze di innovazione sociale in Europa.

Gli studenti avevano già sentito parlare di cheFare e della crescita del progetto Le altre storie grazie alla partecipazione al bando, dalla dottoressa Emanuela Daffra, responsabile dei servizi educativi di Brera. Anche se non è stato il progetto vincente, Le altre storie, come gli altri progetti arrivati in finale, ha usufruito di un coaching per misurare alcuni parametri del proprio lavoro e dell’attività di networking che ha aiutato lo staff del progetto a confrontarsi con altre realtà culturali, partendo da domande comuni, per identificare buone pratiche.

L’incontro con Niessen ha restituito un quadro del mondo culturale italiano di luci e ombre; intercettare le prime è un compito che spetta a chi sa farsene carico e guardare oltre, liberandosi da vecchi schemi. Le alternative sono possibili e ci sono già

Data
28 maggio 2014